GRUPPO SERNAGLIA |
Dicembre 1982 |
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Presenti il sottosegretario agli Interni on. Corder, il Presidente della Sezione prof. Vallomy, il sindaco di
Sernaglia Spironelli, ufficiali superiori della “Julia”, folte rappresentanze di tutti i nostri gruppi e di altre
associazioni, il Gruppo di Sernaglia ha celebrato il XX° di fondazione.
Dopo il rito della S. Messa, celebrato dal vicario generale dei cappellani militari gen. mons. Giovanni Corazza, si è
formato il corteo che, preceduto dalla magnifica fanfara del Battaglione “Cadore”, è sfilato lungo via Roma e ha reso
omaggio al monumento ai caduti di piazza S. Rocco.
Sono stati quindi inaugurati i lavori di risistemazione e ristrutturazione della vecchia fontanella, la più antica e la
sola sopravissuta del paese. E’ un’opera di pace — ha detto tra l’altro nel corso del suo intervento il capo gruppo
Livio Bortot, la cui solerte attività è riconosciuta non solo tra gli alpini.
Dopo il saluto del sindaco Spironelli che ha ringraziato gli alpini di Sernaglia che hanno voluto ricordare il loro XX° di fondazione con un’opera di squisito valore civico, Lino Gobbato ha puntualizzato il significato umano
e anche storico della fontanella la cui vita è strettamente legata alle fatiche dei padri.
Appassionato ed incisivo l’intervento del prof. Vallomy che non ha mancato di sottolineare la realtà della società
attuale che va perdendo anche quei valori che sono indispensabili per un civile progresso.
Ha concluso gli interventi l’on. Corder il quale ha tra l’altro detto che il grande progresso che indubbiamente
abbiamo compiuto, arrischia di essere vanificato se non conserviamo alcune virtù dei padri che sono: amore schietto per
la terra natale e per la famiglia; spirito di sacrificio e laboriosità.
La cerimonia si è conclusa con la consegna di targhe-ricordo ai tre soci più anziani: Filippi Giuseppe, Villanova
Aurelio, Gobbato Innocente e al fondatore del gruppo Lino Teofilo Gobbato.
Molti, primi tra tutti gli ufficiali alpini e le autorità hanno voluto bere chinandosi sullo zampillo come un tempo
facevano i contadini di ritorno dai campi e come i fanti e i bersaglieri che il 29 ottobre del ‘18, superato il Piave,
si sono qui rinfrescati un attimo durante la corsa all’inseguimento del nemico.
La giornata che rimarrà viva ne! ricordo della gente del paese, si è conclusa con l’immancabile, affollatissimo rancio,
con canti e suoni attorno all’immancabile chiosco.
Una lode meritano tutti gli alpini che hanno lavorato alla fontanella e all’organizzazione della festa. Nomi? Non li
facciamo, non solo perchè sono tanti e arrischieremmo di dimenticarne qualcuno ma perchè è nel nostro stile non operare
per l’applauso ma solo perchè crediamo nella bontà di un’azione che sempre, in questo caso, riusciamo a portare a
termine.
La fontanella, nella sua area pulita e ordinata starà a ricordare che l’amore vero per il proprio paese si manifesta con
azioni tendenti a valorizzarlo, a dargli un volto più ordinato.
B.